di Mattia Sangiuliano
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| Le Voyage dans la lune |
La testa pesa, si muove seguendo i sobbalzi del treno che si disincaglia, lentamente, dalla stazione di Stuttgart. Le impalcature e le tettoie di questa maestosa stazione avvolgono i binari in un utero di ferro e cemento che esclude la vista del cielo e della città. Sono stato a Stoccarda per due cambi (andata e ritorno) ma non sono riuscito a vederla. Pazienza.
Dopo pochi istanti si incominciano a scorgere porzioni di cielo notturno, nero ma limpido; nessuna nuvola grava sulla città tedesca ora. Nessuna stella però è visibile in questo cielo; la zona che costeggia la ferrovia regala al viaggiatore una serie di edifici industriali e complessi di uffici che, verticalmente, vanno a grattare il ventre della notte, ma le loro luci (sobrie o colorate che siano, a seconda della pubblicità o dell'effetto che vogliono produrre) nascondono i bagliori stellari in quella che potrebbe essere, a ragion veduta, un'altra dimensione, lontana dalla nostra: inconcepibile nel suo silenzio visivo.
Una flebile luce fa capolino da questi alti palazzoni della capitale del Baden-Württemberg illuminando di lato, appena, le fiancate dei palazzi.
Una luna piena, un cerchio tracciato perfettamente con il più preciso dei compassi si erge, miracolata, su quella distesa di cemento e ferro.