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domenica 11 maggio 2014

In frantumi.

di Mattia Sangiuliano
[continua da Come argilla]

«Si papà» risponde brevemente il ragazzo, sentendo affievolire, dentro di se quel moto di immotivato rancore che lo aveva attraversato sino a qualche istante prima, tradottosi poi in quella fantasiosa corsa al di là dei confini del quartiere, al di fuori di quello che è il suo territorio, la sua casa.
«È da un po che non ci sentiamo vero? Come va li da te? Tutto in ordine in parrocchia? E tu, soprattutto, come stai? E il parroco Roberto?»
La pioggia di domande che piombano addosso al giovane prete lo travolgono tramutandosi in una valanga. L'apprensione del padre lo lascia un po' interdetto ma, ricordandosi quasi all'istante il motivo della sua telefonata decide di tagliare corto e raggiungere subito il nocciolo della questione, il motivo della sua telefonata.

giovedì 1 maggio 2014

Come argilla

di Mattia Sangiuliano

«Guarda attentamente. Se tendi troppo il filo si spezza. Devi prestare molta attenzione a mantenere la giusta tensione, senza ammorbidire e senza strattonare. E appena sei sicuro abbia abboccato fai girare il mulinello. Senza strattonare, mi raccomando. Vedi? Esattamente così... Ecco! Ecco! Guarda» esclama «Ha abboccato! Fatti da parte un attimo che mi impicci... senti che fatica...»
“No papà, non sento niente”.
E come la marea le nubi fanno ritorno. Tornano come una risacca di piombo ad annebbiare luoghi e pensieri.
Il parroco segue in silenzio i suoi pensieri ormai rassegnato a non poterli cancellare o sostituire. Pensa a suo padre. A quel suo padre politico così lontano, distante dal mondo e dagli affetti dei suoi figli.
Come quella volta a pesca. Al lago, in una giornata di festa, una domenica forse, quando suo fratello si era ammalato e il padre, per non perdere una giornata di sole, aveva deciso di portare con se il minore dei suoi figli.
Il bambino sorride mentre quella gioia del padre muta, attraverso uno specchio capovolto, in amarezza sulle labbra del figlio ormai adulto.
Ma la legge del padre è inviolabile, intoccabile.

mercoledì 17 luglio 2013

Chi è il più forte?

di Mattia Sangiuliano

Don Silvano segue in silenzio il suo anziano superiore attraverso i corridoi bianchi dell'oratorio. Don Roberto provvede ad accendere le luci al neon delle stanze e dei corridoi che attraversa. Un sorriso distende il volte del giovane parroco; davanti a lui immagina la solita espressione seriosa del suo superiore. Il fatto che lo abbia convocato con così tanta fretta dopo aver aperto i cancelli dell'oratorio non fa supporre nulla di buono. Questo almeno rende la passeggiata molto meno gravosa: don Silvano sa che lo attende una lavata di capo.
“Tanto per cambiare” pensa il il giovane prete che, imperturbabile, continua a mantenere quel suo sorriso tranquillo dietro la sua scura barba ascetica ma, con il procedere di quella loro processione, il sorriso del giovane si fa sempre più pesante e difficile da mantenere alle spalle di quell'imperturbabile parroco che lo precede.

martedì 9 luglio 2013

Contro il moto

di Mattia Sangiuliano

I ragazzi entrano nello spiazzale antistante l'ingresso dell'oratorio. Non si muove una foglia. L'umidità penetra nei corpi attraverso i vestiti e colora le guance di rosso. È tutto statico, fermo, immobile.
Un tappeto di foglie copre per intero il campetto chiazzato qua e la da pozzanghere su cui galleggiano delle foglie flosce e macerate dall'acqua stantia.
I muri in cemento armato che abbracciano il campetto sono sormontati da un rete che avvolge l'intero spiazzale dell'oratorio.
Un sole illumina le pozzanghere riverberando la luce che vi si riflette dentro e che rispecchiano quelle fronde mezzo denudate che, dal marciapiede in strada, si sporgono nel campetto scavalcando il muretto, contorte verso quel cielo insolitamente chiaro.
«Non dobbiamo studiare?»
«Fra poco, che fretta c'è?» domanda Andrea.
«Come tutte le altre volte» evidenzia Vittorio
«Se immobile» dice Martina.
«Oddio no! Un'altra filosofa!» esclama Andrea prendendosi la testa fra le mani, tra i sorrisi di tutti.

giovedì 27 giugno 2013

Ruolo di un tutore

di Mattia Sangiuliano

Il professore si alza dalla sua scrivania dopo aver riposto la penna rossa in un elegante astuccio di pelle che contrasta con la plastica opaca della bic; si lascia alle spalle la sua poltrona imbottita, in velluto rosso, con le cuciture dorate a vista lungo tutto il bordo della suppellettile, a contatto con il legno antico, marrone vivo e ben lucidato dei braccioli, del bordo superiore sopra la testiera e delle zampe intagliate, segno inconfondibile di elevato prestigio e di dignità intellettuale del sacro magistero accademico che il professore svolge.
Proprio il senso di questo suo ruolo è il tema centrale delle riflessioni che si rincorrono nella sua mente mentre, con un'ammaliante movenza, attraversa la stanza spostandosi presso la parete alla destra della scrivania da dove può sbirciare la strada, attraverso il vetro della finestra.

giovedì 20 giugno 2013

L'equilibrio di Nemesi

di Mattia S.

«Come ho fatto a farmi convincere...?!» prorompe Andrea, prendendosi la nuca castano scura, quasi rasata, tra le mani, mentre il portone si chiude alle sue spalle con un fragore di vetri.
«Come ho fatto a convincere tua madre!» corregge Vittorio sorridendo nervosamente ma soddisfatto della propria performance di poco prima, mettendosi a camminare svelto, poi di corsa, in direzione della fermata dell'autobus. Subito gli sia affianca ridendo Andrea che non manca di sospirare «Era meglio un anno di... reclusione» compiacendosi di aver trovato la parola giusta.
«Prego amico!» rimarca Vittorio, senza perdere il suo sorriso, mentre entrambi svoltano per l'incrocio mandando all'aria un mucchio di foglie di fresco ammucchiate dagli spazzini del comune.

giovedì 13 giugno 2013

Essere nel giusto

di Mattia S.

Vittorio riaggancia la cornetta del telefono e torna in cucina. Una tenera luce entra nella sala da pranzo facendo brillare le posate argentate davanti al suo piatto e l'acqua nella brocca al centro del tavolo e nel suo bicchiere riempito a metà, posto a lato del suo piatto, sopra la tovaglia a scacchi ripiegata a metà sul tavolo.
L'orologio sopra il forno segna le 14:15. Mentalmente calcola che i suoi non arriveranno per pranzare verso le 14:30, come loro solito; lui deve incontrarsi con Andrea alle 15 in punto.
Vittorio infilza gli ultimi bucatini e spazzola il piccolo strato di unto di burro, lasciato dal suo condimento improvvisato e appoggia il piatto e le posate nel lavandino del piccolo cucinino.
Ora che è giorno quella luce lo attrae irresistibilmente all'esterno, verso il quartiere, verso il suo amico.

mercoledì 5 giugno 2013

Dubbio notturno

di Mattia S.

Il vento muove le fronde degli alberi del viale e fa tremare, con la sua pressione, le inferiate in ferro battuto del balconcino della camera da letto di Vittorio. Seguendo il tremore dei vetri, al di qua delle tapparelle abbassate, il ragazzo si rigira nel suo letto. Le gambe si muovono allontanando le lenzuola con piccoli scatti repentini che producono una serie di pieghe sul copriletto. Sbuffando Vittorio scansa le coperte con un brusco gesto del braccio per poi ritirarle con violenza sino al mento. Allo stesso modo si rigira irrequieto sul suo letto avvolgendosi completamente nelle lenzuola, facendo scricchiolare le doghe di legno e, completando la rotazione, ritrovandosi su un interminabile serie di pieghe e di grinze fastidiose, compie un ulteriore rotazione di trecentosessanta gradi in senso opposto, nel vano tentativo di stendere le pieghe del copriletto e di riposizionare in un dignitoso ordine le coperte aggrovigliate. Il tentativo risulta essere tanto infruttuoso da lasciare Vittorio sdraiato e deluso, a pancia in su, con la schiena appoggiata sulle fastidiose grinze che ha prodotto il suo nervosismo notturno.
Sconsolato Vittorio giace immoto, con i piedi oramai scoperti dal lembo del lenzuolo che ha tirato con troppa foga sino al mento. Gli occhi spalancati fissano l'oscurità che lo sovrasta.
«Non lo sopporto...» con un gesto di stizza scansa del tutto le lenzuola e l'imbottita; con uno scatto, ruotando su se stesso, riesce a mettersi seduto sulla sponda del letto, spostando definitivamente il copriletto e denudando il materasso.

mercoledì 29 maggio 2013

Una questione di metodo

di Mattia S.

“Rosa, rosae, rosae...” il professore, chiuso nel suo studio, corregge la grammatica dei suoi studenti. Declinazione dopo declinazione una luce inonda lentamente la stanza sino a poco prima immersa in un grigiore temporalesco. I raggi illuminano fogli rigorosamente impilati e ordinati sulla scrivania in stile Impero del maestro.
Procedendo nella correzione la penna rossa che stringe in mano scorre sul foglio, seguendo le evoluzioni della bic nera dello studente che ha originariamente impresso la propria calligrafia su quelle carte. In questo procedimento il maestro segna qua e là gli errori dello studente: una croce sopra una lettera di troppo accanto a quel dittongo, aggiungendo una “i” in meno in quello iato e così via, provvedendo a collegare con un trattino rosso ogni impropria separazione che trascura la funzione delle enclitiche.