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giovedì 2 aprile 2020

L’iconoclastia de “La papessa del diavolo”, tra interrogativi e Surrealismo.

Gli elementi della letteratura fantastica ci sono tutti eppure definire l’opera come il massimo apice della letteratura surrealista non basta.

Recensione di Mattia Sangiuliano



La papessa del diavolo, di Jehan Sylvius e Pierre de Ruynes; Castelvecchi editore, La biblioteca dell’Immaginario (p. 123).

lunedì 27 febbraio 2017

Science fiction e Shoah.
Il gesto della scrittura fantascientifica in Primo Levi.

di Mattia Sangiuliano


Ogni primavera l'editore Einaudi pubblica il frutto della lezione-conferenza che il Centro Studi Primo Levi tiene l'autunno precedente. Ogni anno viene confezionato un volume specifico bilingue, italiano e inglese, che trattando un determinato argomento si prefigge di scandagliare determinati aspetti della produzione di Primo Levi.

venerdì 19 dicembre 2014

Così diluì Zarathustra.

di Mattia Sangiuliano.

Lessi lo Zarathustra di Nietzsche, per la prima e unica volta, a 18 anni; ero nel periodo che segna il confine tra la maturità e il primo anno universitario, quando presi in mano il volume edito da Fabbri Editore, per la collana I classici del pensiero, con la ferma intenzione di leggerlo proprio quella estate. Incominciai a sbocconcellarne le prime pagine durante la stesura della tesina per l'esame di Stato – rigorosamente in ritardo –, non riuscendo a privarmi del pane quotidiano di un libro da leggere, ma lo ripresi in mano con maggior determinazione nei giorni subito successivi la prova finale e, dunque, a suggello del mio iter nella scuola superiore.


domenica 29 giugno 2014

Luigi Pirandello, l'umorismo dell'esclusione

di Mattia Sangiuliano

«È molto più facile [...] essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere una volta tanto; galantuomini, si dev'esser sempre.»

La citazione del giorno di Wikipedia, tratta dall'Enrico IV, celebra così l'anniversario della nascita di Luigi Pirandello, nato il 28 giugno del 1867, .

giovedì 3 aprile 2014

"La Storia" come dramma collettivo e personale, tra Levi e Morante.

di Mattia Sangiuliano

"Sono passati molti anni, pieni di guerra e di quello che si usa chiamare la Storia". Tra riflessione personale e meditazione sulle vicende storiografiche appena concluse, l'incipit del romanzo di Carlo Levi, "Cristo si è fermato a Eboli", ricorda molto l'avvio di quella che è un'altra grande e indiscussa opera d'arte del panorama culturale del secondo dopoguerra italiano; l'opera in questione, pubblicata cinque anni dopo l'opera magna di Carlo Levi, è "La storia" di Elsa Morante.
"La Storia, si capisce, è tutta un'oscenità fino dal principio". Questa frase, corredo dell'opera della Morante, sottotitolo delle prime edizioni sintetizza, anch'essa, al pari di quella di Levi, un profondo rapporto che intercorre tra il vissuto del singolo e quello della collettività, secondo due punti di vista che rimangono distinti ma, allo stesso tempo coincidenti; tra dramma personale e collettivo, nell'opera di Elsa Morante; tra impotenza del singolo e della collettività, nel romanzo di Carlo Levi.

venerdì 16 agosto 2013

I luoghi del narratore. Tra finzione e ricerca.

di Mattia Sangiuliano

Il narratore non è l'autore. Le due parole non vanno confuse o associate indiscriminatamente. Il narratore fa parte della finzione narrativa, è una funzione del testo, è una voce che può essere esterna, quando la vicenda viene narrata in terza persona (narratore eterodiegetico), estranea ai fatti; può essere interna ai fatti quando il narratore è uno dei personaggi che prendono parte alla vicenda (narratore omodiegetico). Quando il narratore (eterodiegetico) si mantiene del tutto estraneo ai fatti può dirsi onniscente: conosce lo sviluppo della vicenda e sa tutto dei suoi personaggi, inoltre il procedimento della 'focalizzazione interna' consente al narratore di assumere l'ottica inevitabilmente parziale del personaggio e ci consente di viverne in diretta le aspettative e le delusioni.