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giovedì 6 gennaio 2022

“Sonetto d’Epifania” di Giorgio Caproni. Immagine di vita e di morte tra laicità e religiosità.


La poesia di Giorgio Caproni è caratterizzata da una continua ricerca espressiva capace di reinventare le forme stilistiche tradizionali del comporre. Da un punto di vista del contenuto, già nel primo Caproni, in sottotraccia troviamo istanze e tematiche laiche che attraversano, sviluppandosi con coerenza, tutta la sua produzione.

Analisi e commento di Mattia Sangiuliano


La Adorazione in un quadro di Albrecht Durer
La Adorazione in un quadro di Albrecht Durer.

domenica 12 aprile 2020

“Pasqua di Resurrezione” di Giorgio Caproni. Un viaggio oltre la contingenza.


La poesia “Pasqua di Resurrezione” è un viaggio oltre i confini della propria realtà, dal transitorio qui-ed-ora; laddove la resurrezione non indica ciò che i lettori sono abituati ad immaginare il poeta scardina la continua ed inesausta ricerca di spiegazioni che scandiscono la vita umana.


Commento di Mattia Sangiuliano

René Magritte; La grande famiglia (1963)

lunedì 17 febbraio 2014

"Preghiera" di Giorgio Caproni

Ragazza con camicetta -
Amedeo Modigliani
parafrasi e commento di Mattia Sangiuliano
Anima mia leggera,
va' a Livorno, ti prego.
E con la tua candela
timida, di nottetempo
fa' un giro; e, se n'hai il tempo,
perlustra e scruta, e scrivi
se per caso Anna Picchi
è ancora viva tra i vivi.
Proprio quest'oggi torno,
deluso, da Livorno.
Ma tu, tanto più netta
di me, la camicetta
ricorderai, e il rubino
di sangue, sul serpentino
d'oro che lei portava
sul petto, dove s'appannava.
Anima mia, sii brava
e va' in cerca di lei.
tu sai cosa darei
se la incontrassi per strada.

venerdì 27 dicembre 2013

... Perch'io che nella notte abito solo

poesia di Giorgio Caproni, parafrasi e commento di Mattia Sangiuliano

... perch’io, che nella notte abito solo
anch’io, di notte, strusciando un cerino
sul muro, accendo cauto una candela
e riscrivo in silenzio e a lungo il pianto
bianca nella mia mente –apro una vela
timida nella tenebra, e il pennino
che mi bagna la mente...
strusciando che mi scricchiola, anch’io scrivo.

(da: Il seme del piangere)

lunedì 6 maggio 2013

Disamina sul topos dell'osteria ne "il franco cacciatore" di Giorgio Caproni (parte 3 di 3)

(continua da 2 di 3)

di Mattia S.

La nottola è un animale notturno, una specie di pipistrello diffusa su tutta la penisola italiana, si ripresenta in apertura della sezione successiva: "PONTE NERO", dando il nome al primo componimento, quasi a voler gettare un collegamento fra le due sezioni della raccolta:
Ero solo. Andavo.
Seguivo una buia viottola.
Mi batteva il cuore. Ascoltavo
(non c'era altra voce) la nottola.

lunedì 29 aprile 2013

Disamina sul topos dell'osteria ne "il franco cacciatore" di Giorgio Caproni (parte 2 di 3)

(continua da 1 di 3)

di Mattia S.

In quel viaggio che simboleggia la ricerca gnoseologica di Caproni, l'osteria diviene il luogo in cui cercare riposo e ristoro per "le ossa a pezzi", come dice nella poesia "L'ultimo borgo". Nello stesso componimento si può leggere la tematica della "frontiera" che, se in Antefatto veniva declinata con "al limite della foresta", intesa sempre come confine, ora la si può leggere nella sua valenza politica; la frontiera è quel luogo, quella "striscia di terra" (per parafrasare Ungaretti) di nessuno, un ritaglio di terreno, una linea immaginaria, più che fisica, simbolo del traguardo, o ancor peggio, di una tappa; nonostante sia l'obbiettivo non risulta essere che mèta illusoria e vana, resa ancor più evanescente dalle asperità: "la strada/ era stata lunga", "i sassi" che ostacolano, "le crepe dell'asfalto", "i ponti più d'una volta rotti e barcollanti", elementi che rendono ancor più lontana la frontiera, nel momento della riflessione all'interno dell'osteria, nonostante il confine sia soltanto al di là di "un tratto" di terra.

lunedì 22 aprile 2013

Disamina sul topos dell'osteria ne "il franco cacciatore" di Giorgio Caproni (parte 1 di 3)

di Mattia S.

L'osteria, in Caproni (già trattato qui), è il luogo di partenza di quel viaggio che l'Io lirico del poeta compie alla ricerca di Dio e, non a caso, è il punto di avvio dell'Antefatto che apre la raccolta poetica intitolata "Il franco cacciatore" (1973-1982):
Sedetti fuor dell'osteria,
al limite della foresta.
Aspettai invano. Ore e ore.
Nessun predace in cresta
apparve della malinconia.
Aspettai ancora. Altre ore.
Pensai, in straziata allegria,
al colpo fulminante
del franco cacciatore.