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martedì 17 novembre 2015

“Così fu Auschwitz” tra fondamento storico e valore memoriale.
Il germe di “Se questo è un uomo” e della testimonianza leviana.

recensione di Mattia Sangiuliano

“Così fu Auschwitz”, Primo Levi, Torino, Einaudi (2015), p.245, 13€.

Il dizionario Devoto Oli della mia libreria, alla terza definizione dedicata al lemma “germe”, quella figurativa, dice: «Quanto richiede e racchiude la possibilità di uno sviluppo; origine, principio»; tra i sinonimi: radice, premessa, causa. L'enciclopedia Treccani specifica: «In germe, locuz. usata con riferimento a cosa che sta per nascere, che è ancora in uno stato di abbozzo ma promette di assumere consistenza, forma definita e concreta»[1].

giovedì 31 luglio 2014

Primo Levi. Il lavoro del testimone, il valore della comunicazione.


di Mattia Sangiuliano

Primo Michele Levi nacque a Torino il 31 luglio del 1919. Si laureò nel 1944 in chimica, successivamente decise di militare attivamente sulle colline piemontesi imbracciando le armi contro l'occupazione nazifascista, come partigiano all'interno della formazione Giustizia e Libertà. Dopo qualche mese venne catturato e, a seguito dell'ammissione della sua origine ebraica, internato a Fòssoli e da qui espatriato, deportato verso Auschwitz. Con queste premesse si ha l'avvio del romanzo autobiografico intitolato Se questo è un uomo, ambientato all'interno del tristemente noto Lager presso l'omonima cittadina di Auschwitz, in Polonia.

Il lavoro è una tematica centrale all'interno del discorso di Primo Levi. Attraversa, assumendo varie sfumature, gran parte della sua produzione; torna in varie e multiformi sfaccettature nella quasi totalità delle sue opere investendo parimenti il ruolo, e il dovere comunicativo, del testimone sopravvissuto all'Olocausto.

domenica 13 luglio 2014

Il Negazionismo e la stella "uncinata" di Davide.

di Mattia Sangiuliano

«Siamo stati capaci, noi reduci, di comprendere e di far comprendere la nostra esperienza?»
-Primo Levi, I sommersi e i salvati.

Inizia un nuovo giorno e la cronaca estera si tinge di rosso sulla striscia di Gaza. Una nuova tornata di massacri – o dichiarati tali da fonti governative – nei territori medio-orientali a cui corrisponde una nuova e strisciante enfasi mediatica, sponda ai sanguinosi eventi che caratterizzano regioni periferiche – o ritenute tali – del globo; l'informazione fornisce un'eco edulcorante attorno a nuove carneficine giocando sull'apparente lontananza di contesti geopolitici che – adagiati su di una polveriera è dir poco – minacciano di detonare da un momento all'altro, danneggiando irreparabilmente uno squilibrio che rischia di ingoiare un'intera regione.

martedì 25 marzo 2014

“Il negazionismo, storia di una menzogna” di Claudio Vercelli

recensione di Mattia Sangiuliano

Claudio Vercelli, ricercatore di Storia contemporanea presso l'istituto di studi storici Gaetano Salvemini di Torino, è autore di un interessante saggio dall'attrattivo titolo “Il negazionismo, Storia di una menzogna” (Laterza 2013, pp 216, 20€).

«Questo libro si occupa di negazionismo olocaustico. Lo indaga da più punti di vista, non solo ricostruendone la storia ma cercando di mettere a fuoco, nel limite delle sue pagine, gli aspetti concettuali e ideologici, gli addentellati politici e le ricadute nella discussione pubblica» (p.VII)

Edito per la collana Storia e Società è un approfondimento estremamente interessante, che analizza in maniera lucida e organica, uno dei temi più controversi cui la storiografia contemporanea, nel campo dell'olocausto, deve confrontarsi.

lunedì 24 marzo 2014

Settantanni dalle Fosse Ardeatine. Una Storia che non può essere cancellata.

di Mattia Sangiuliano

“L'ordine venne direttamente da Hitler” è la dichiarazione che rimbomba a settantanni dalla strage di quei 365 italiani giustiziati a Roma; in una situazione in cui la notorietà di inquisiti e carnefici non è che l'altoparlante di una giustizia che sembra non aver voce in capitolo, la mancanza di prove scritte e la possibilità di stravolgere e manipolare i fatti è il cavallo di battaglia del negazionismo riflesso nella popolarità dei singoli che, con la loro sola immagine, riescono a far tacere ogni forma di dissenso o di fattualità storica.
Ma i 365 italiani che il 24 marzo 1944 furono giustiziati alle Fosse Ardeatine sono un'eredità troppo grande per essere cancellata con un semplice colpo di spugna.

mercoledì 16 ottobre 2013

Una punizione per Priebke

di Mattia Sangiuliano

Il 16 ottobre 1943 avvenne il rastrellamento, da parte di soldati nazisti, del ghetto di Roma. 1.259 le vittime ebree che furono colpite dalla rappresaglia della Gestapo e deportate lontano dalle loro case e dai loro cari.
Oggi cadono i settantanni di questa atrocità. La comunità ebraica di roma si appresta a celebrare la ricorrenza e la memoria di questo evento mentre la salma di Erich Priebke, ex ufficiale nazista deceduto l'11 ottobre scorso, è stata trasportata all'aeroporto militare romano nella notte dopo essere stata bloccata sino a tarda sera allo scalo di Albano Laziale, per via degli scontri che si erano verificati tra manifestanti di destra e di sinistra.

venerdì 11 ottobre 2013

L'eredità di Priebke

di Mattia Sangiuliano

Erich Priebke è morto. Forse questa sarà solo un'altra voce nel fiume delle notizie e delle facili ricondivisioni da social network, sarà inascoltata, disprezzata, usata, criticata e messa da parte.
Esattamente come quel vecchio carceriere nazista che qualche tempo fa compì cento anni, un secolo, balzando ai disonori della cronaca, rievocato in settima pagina da qualche giornale, in qualche specchietto, con vecchie foto "d'epoca" che lo raffiguravano dieci anni prima quando si era fatto vedere per il suo novantesimo anniversario di nascita; un uomo subito accantonato per lasciare i riflettori della cronaca con il silenzio della sua voce, silenzio colmato da qualche strascicata parola dell'avvocato della difesa.