di Mattia Sangiuliano
Le parole di Renzi fanno riflettere. Che la distinzione destra-sinistra sia stata davvero soppiantata in favore di una più “pratica” opposizione idelogico-programmatica tra ciò che è “veloce” contro qualcos'altro, l'opposizione, che rappresenta il “lento”?
Che la tradizione delle politiche che hanno per oggetto “cose di destra” o “cose di sinistra” debbano davvero ora essere commisurate, successivamente appiattite e, infine, estinte su una posizione che ha per oggetto le “cose veloci” da contrapporre alle “cose lente”, secondo un semplicistico processo che vuole sbarazzarsi di storia e cultura, piegare delle regole, per far avanzare un programma, più che un progetto?
Ma, oltretutto, in base a
che principio o manifesto politico-culturale si può stabilire cosa
sia veloce e cosa lento? Ma, sopra ogni cosa, è mai possibile una
semplificazione del tipo: “veloce è bene” mentre “lento è
male”?
Ha ragione il professore
veneto, ed ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, nel consigliare,
dall'alto del suo magistero culturale e disciplinare, savia
attenzione nell'uso della velocità al giovane “allievo”?













