di Mattia Sangiuliano
"Sono passati molti
anni, pieni di guerra e di quello che si usa chiamare la Storia".
Tra riflessione personale e meditazione sulle vicende storiografiche
appena concluse, l'incipit del romanzo di Carlo Levi, "Cristo si
è fermato a Eboli", ricorda molto l'avvio di quella che è
un'altra grande e indiscussa opera d'arte del panorama culturale del
secondo dopoguerra italiano; l'opera in questione, pubblicata cinque
anni dopo l'opera magna di Carlo Levi, è "La storia" di
Elsa Morante.
"La Storia, si
capisce, è tutta un'oscenità fino dal principio". Questa
frase, corredo dell'opera della Morante, sottotitolo delle prime
edizioni sintetizza, anch'essa, al pari di quella di Levi, un
profondo rapporto che intercorre tra il vissuto del singolo e quello
della collettività, secondo due punti di vista che rimangono
distinti ma, allo stesso tempo coincidenti; tra dramma personale e
collettivo, nell'opera di Elsa Morante; tra impotenza del singolo e
della collettività, nel romanzo di Carlo Levi.