di Mattia Sangiuliano
Una delle principali cause di perplessità in cui ci si imbatte, quasi ad ogni passo, nel considerare le cose d'Italia, (tutte le volte, cioè, che si tenta di sbrogliare una matassa politica specialmente aggrovigliata o di veder chiaro nell'esito di un inesplicabile fatto d'arme), è l’assurda discrepanza tra l’eccellenza di gran parte degli italiani singoli e il destino generalmente sciagurato del loro paese attraverso i secoli.
Luigi Barzini (junior), Gli
italiani, 1965
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Lavoratore italiano in una miniera nei pressi di Duisburg
(foto Bundesarchiv)
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In questi mesi trascorsi in Germania ho
avuto modo di conoscere un'infinità di realtà, di persone, di
intessere una vastissima rete di rapporti con gli altri. Ma soprattutto di osservare.
Colpisce, innanzitutto, il numero spropositato di ragazzi tedeschi che studiano italiano.
È stato sorprendente poter vedere con che passione questi giovani studenti si dedicano anima e corpo nello studio della lingua e nell'apprendere la cultura italiana.
Esistono però differenze fra studente
e studente. Vissuti personali, intimi, si intrecciano a motivazioni
che, come una componente propulsiva, spingono avanti questi giovani.












